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Gli uomini più crudeli della storia #4: Adolf Hitler

Hitler conquistò il potere cavalcando lo scontento e l’orgoglio ferito del popolo tedesco, a causa della sconfitta nella prima guerra mondiale e della grave crisi economica che affliggeva la Repubblica di Weimar. Sfruttando abilmente la sua oratoria carismatica e facendo leva sull’insoddisfazione delle classi medie, presentò un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e antisemitismo, e dopo alterne vicende, Adolf Hitler divenne Cancelliere della Germania nel 1933, divenendo poi “Fuhrer” nel 1934 fino al 1945, anno del suo suicidio.
Hitler fu fautore e responsabile sin dal 1933 di una politica di discriminazione e segregazione degli Ebrei dalla vita sociale ed economica del Paese; politica che dal 1941 si tramutò in un piano d’internamento e sterminio totale (noto con il nome di “Soluzione finale”) al quale ci si è riferiti sin dall’immediato dopoguerra con il termine di Shoah o Olocausto. Oltre al genocidio dei 6 milioni di Ebrei, la “Soluzione finale” prevedeva l’eliminazione di altri gruppi etnici, politici e sociali (Rom, popolazioni slave, omosessuali, comunisti, disabili mentali, minoranze religiose, prigionieri di guerra e oppositori politici).
Il 30 Aprile del 1945, dopo intensi combattimenti terra-terra, quando le truppe sovietiche si trovavano a qualche isolato dal palazzo del Cancelliere del Reich, Hitler si suicidò, sparando a se stesso e simultaneamente ingerendo una capsula di cianuro, per aver la sicurezza della morte.